Glossario · Saggio

La Zona Tra l'Esterno e l'Attaccante Che Decide le Partite

Tra la fascia e il centro c'è una zona che nessuna delle due categorie descrive davvero. Il mezzospazio è diventato il terreno di costruzione del gioco offensivo moderno.

Cinque corridoi verticali del campo, due di essi evidenziati in rosso, che rappresentano i mezzospazi tra la fascia e il centro.
Immagine: Touchline Notes

Il commento calcistico ha un problema di vocabolario. C'è la fascia, vicino alla linea laterale, e c'è il centro, nel corridoio centrale, e per molto tempo questa divisione è bastata a descrivere la larghezza del campo. Il mezzospazio è il nome dato alla striscia intermedia, più o meno tra il bordo del cerchio di centrocampo e l'interno della linea laterale, che non corrisponde davvero a nessuna delle due categorie, e attorno a cui si costruisce oggi gran parte del gioco offensivo moderno.

Il termine originale è tedesco, Halbraum, e nasce dalla stessa cultura tattica che ha prodotto il gegenpressing e il packing, anche se, a differenza di questi due, non è mai davvero passato come parola tedesca presa in prestito nel calcio italiano: la copertura in italiano lo chiama quasi sempre mezzospazio. L'interesse di questa zona è strutturale più che misterioso. Un giocatore al centro del campo si trova di solito di fronte alla parte più densa e meglio difesa del gioco, con difensori centrali e un mediano a pochi metri di distanza. Un giocatore sulla fascia ha spazio ma un campo visivo limitato, dato che metà campo è alle sue spalle e buona parte delle sue opzioni di passaggio sono tagliate dalla linea laterale stessa.

Il mezzospazio si trova tra questi due problemi. Un giocatore che riceve palla lì vede gran parte del campo davanti a sé, come un esterno, ma resta abbastanza centrale da avere una vera linea di passaggio verso l'area, un'opzione di cross basso, o un tiro con un angolo accettabile, cose che un esterno incollato alla linea non ha mai in modo affidabile. È anche di solito una zona difesa dalla cucitura tra un terzino e un difensore centrale, o tra un terzino e un mediano, piuttosto che da un singolo difensore con un compito chiaro, il che la rende una zona strutturalmente difficile da coprire in modo pulito, indipendentemente da come è organizzata la linea difensiva.

I sistemi di gioco di posizione moderni, i più visibili quelli associati alla scuola di allenatori legata a Pep Guardiola, trattano l'occupazione dei mezzospazi quasi come un principio di base piuttosto che come una tattica occasionale. Un'indicazione comune è evitare di avere due compagni nello stesso corridoio verticale contemporaneamente, perché spreca ampiezza e facilita il lavoro di un singolo difensore; un terzino che rientra nel mezzospazio mentre un esterno resta largo, o una mezzala che vi si sposta mentre un attaccante occupa il centro, crea esattamente quel tipo di disposizione sfalsata e difficile da marcare che tira una difesa fuori dalle sue linee di comfort.

Va detto onestamente che "il mezzospazio" descrive una posizione, non un'abilità unica né un tipo particolare di giocatore. Un trequartista che si sposta nel mezzospazio destro per combinare prima di un cross basso sta facendo qualcosa di diverso da un terzino che si sovrappone nel mezzospazio sinistro per crossare presto, anche se entrambi occupano la stessa zona nominata. Il termine è utile soprattutto per parlare di dove tendono a succedere le cose buone su un campo di calcio, non come una tattica che si può semplicemente chiedere a una squadra di "eseguire".

Non esiste una statistica pubblica specifica che misuri l'occupazione del mezzospazio come il PPDA misura il pressing o l'xT il valore del possesso, essenzialmente perché servono dati di tracciamento, coordinate precise dei giocatori piuttosto che semplici localizzazioni di eventi, che non sono ampiamente pubblici. I dipartimenti di analisi dei grandi club costruiscono i propri modelli di occupazione delle zone proprio per questo motivo, ma per un tifoso che guarda una partita in televisione, il mezzospazio resta soprattutto qualcosa che si impara a vedere piuttosto che qualcosa che si consulta in una tabella, il che spiega in parte perché il termine viene usato in modo così ampio nei commenti una volta che la gente sa che esiste.

Si combina naturalmente con la superiorità numerica, che spesso permette di creare, e con la minaccia attesa, che aiuta a misurare perché proprio questa zona del campo valga così tanto.