Glossario · Saggio

La Regola dei Sei Secondi Che ha Cambiato la Difesa

Perdere il pallone vicino alla porta avversaria non è come perderlo nella propria metà campo. Il gegenpressing trasforma quella perdita nella migliore occasione per recuperarlo subito.

Cinque linee che convergono da angoli diversi verso un punto rosso centrale, che rappresentano giocatori che circondano il portatore di palla dopo una perdita.
Immagine: Touchline Notes

Perdere il pallone nel proprio terzo difensivo e perderlo appena fuori dall'area avversaria sono stati a lungo trattati più o meno come lo stesso evento: una perdita di possesso, un momento per arretrare e riorganizzarsi. Il gegenpressing considera questi due casi come problemi completamente diversi, perché un pallone perso in alto sul campo è un pallone perso vicino allo spazio più prezioso dell'avversario, e per qualche secondo dopo quella perdita, la squadra che ha appena perso il pallone è spesso più pronta a recuperarlo di quanto lo sia la squadra che l'ha appena conquistato.

Il termine è tedesco, gegenpressing significa letteralmente contro-pressing, e l'idea è associata soprattutto alle squadre di Jürgen Klopp, al Borussia Dortmund prima e al Liverpool poi. Il principio è semplice: invece di arretrare in un blocco difensivo nel momento in cui il possesso cambia, i giocatori più vicini al pallone circondano immediatamente il nuovo possessore. La logica riguarda tanto la disorientazione dell'avversario quanto il proprio posizionamento. Un giocatore che ha appena recuperato il pallone è di solito ancora concentrato su quella conquista, non su cosa fare dopo; la testa è bassa, i compagni non hanno ancora trovato le linee di passaggio, mentre la squadra che ha appena perso il pallone sa già esattamente dove si trova ognuno, perché un secondo prima era ancora il proprio attacco.

Klopp stesso ha descritto il senso del metodo in termini molto diretti: un contropressing ben eseguito vale più di qualsiasi passaggio, perché recupera il pallone vicino a una difesa disorganizzata, esattamente nella zona dove un'occasione ha più probabilità di nascere. L'idea dei "sei secondi" spesso associata al concetto nasce dall'osservazione che il valore del pressing crolla in fretta. Recuperare il pallone entro sei secondi dalla perdita, e l'avversario è ancora nel caos. Aspettare quindici secondi, e si è già riorganizzato: a quel punto si pressa una difesa assestata invece di sorprendere una squadra in piena transizione, un lavoro molto più difficile e molto meno redditizio.

Questo è anche ciò che distingue il gegenpressing da un blocco basso o da un pressing paziente a centrocampo. Non è pressing fine a se stesso, e non viene mantenuto alla stessa intensità per tutti i novanta minuti. Si attiva specificamente nel momento della perdita del pallone, si concentra nei secondi immediatamente successivi, e viene di solito abbandonato in fretta se la prima ondata non recupera il pallone, perché inseguire un avversario assestato alla stessa intensità per il resto dell'azione è estenuante e raramente produttivo.

Il costo fisico è il vero compromesso. Una squadra che gioca così chiede ai suoi attaccanti e centrocampisti di scattare subito dopo aver già scattato per costruire l'attacco appena fallito, ripetutamente, per tutta la partita. Le rose costruite attorno a questo principio ruotano molto e si affidano a una preparazione atletica che somiglia più al lavoro a intervalli che alla resistenza tradizionale, e le squadre senza la profondità di rosa o la condizione fisica necessaria tendono a crollare negli ultimi venti minuti se provano a copiare l'approccio integralmente.

Il rischio non è solo fisico. Impegnare cinque o sei giocatori per recuperare il pallone in alto significa allontanare cinque o sei giocatori dalla propria posizione difensiva. Se il contropressing fallisce, l'avversario può trovare esattamente il tipo di spazio che una difesa assestata non concederebbe mai, motivo per cui le squadre che gegenpressano più forte sono spesso anche quelle più vulnerabili a un singolo passaggio verticale che attraversa un centrocampo semi-collassato.

Il PPDA è ciò che più si avvicina a un numero pubblico per misurare l'aggressività generale del pressing di una squadra, ma non isola questo momento specifico, la reazione immediata alla perdita del pallone, dalla postura difensiva complessiva sui novanta minuti. Una squadra può gegenpressare forte in brevi raffiche subito dopo le perdite di palla pur restando passiva per lunghi tratti, e il PPDA calcolato sull'intera partita non la farà necessariamente apparire come una squadra particolarmente aggressiva nel pressing. La tattica si capisce meglio osservando specificamente i cinque secondi dopo una perdita di palla, non leggendo un singolo numero sull'intera partita.

Si legge naturalmente accanto al PPDA e al blocco basso, il suo quasi opposto nella filosofia difensiva.