Glossario · Analisi

Il Rettangolo Davanti all'Area da Cui Nascono gli Assist

La zona 14 è l'area centrale appena fuori dall'area di rigore in una griglia del campo a 18 zone. Da dove viene l'idea, perché piace agli allenatori e cosa non vede.

An 18-zone grid of a football pitch with zone 14, the central square just outside the penalty area, shaded in red.
Immagine: Touchline Notes

Dividi un campo da calcio in una griglia di sei righe e tre colonne, numera i diciotto rettangoli partendo dalla propria linea di fondo, e la zona 14 è quello centrale subito fuori dall'area di rigore avversaria. La definizione è tutta qui. È il pezzo di prato su cui sta il numero dieci quando in telecronaca si dice che un giocatore riceve tra le linee, sulla trequarti: parte dal limite della lunetta e si allunga all'indietro verso il centro del terzo offensivo, con i due mezzospazi offensivi ai lati. Nel lessico degli allenatori italiani è il cuore della zona di rifinitura.

Il nome viene dalla ricerca di performance analysis della Liverpool John Moores University, tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, legata a Tom Reilly e ai suoi colleghi, che divisero il campo in quella griglia da 18 celle e codificarono da dove passavano gli attacchi prima dei gol. I loro lavori sui Mondiali del 1998 e su Euro 2000 continuavano a indicare la stessa cella. Le squadre vincenti, la Francia in particolare, producevano una quota importante dei propri assist con passaggi giocati dalla zona centrale davanti all'area e non dalle fasce, e gli attacchi che da lì portavano il pallone in avanti, dentro l'area, erano molto più produttivi di quelli che lo spostavano lateralmente verso gli esterni. I ricercatori la chiamarono "golden square", il quadrato d'oro. Gli allenatori quello spazio lo conoscevano già, quindi lo studio non lo ha scoperto: gli ha dato un numero e un posto nei corsi per tecnici.

Il perché conti è soprattutto geometria. Un giocatore che riceve lì, già mezzo girato, ha davanti tutta la porta a una distanza da cui il tiro è realistico e il passaggio è ancora meglio. I due centrali devono decidere se uscire e rompere la linea o restare e lasciargli alzare la testa. Il mediano deve decidere se abbassarsi a fare schermo, liberando lo spazio da cui arriva. Per questo la giocata classica in zona 14 è un passaggio verticale in ingresso, un primo controllo che orienta chi riceve verso la porta e poi un filtrante, oppure un pallone appoggiato nel corridoio per chi si inserisce. Il glossario di Spielverlagerung riassume lo stesso risultato della ricerca: l'uso più efficace della zona è un passaggio dentro l'area, e i possessi che ci si fermano a lungo tendono a non produrre un tiro.

Questo fa della zona 14 la compagna naturale di altre due idee di questo sito. La prima sono gli ingressi in area, perché un passaggio dalla zona 14 dentro l'area è esattamente il tipo di ingresso che la ricerca premiava di più, e contare gli ingressi per zona di origine è un modo economico per capire se una squadra quello spazio lo raggiunge davvero o gli gira solo attorno. La seconda è l'expected threat, che assegna un valore a ogni punto del campo in base a quanto è probabile che un possesso lì finisca in gol entro poche azioni. Le griglie di xT si accendono con regolarità al centro, appena fuori area: un modo moderno, guidato dai dati, di arrivare alla conclusione che i ricercatori di Liverpool avevano raggiunto a mano. La zona 14 era, in pratica, una prima mappa xT con sole diciotto celle.

Un'immagine concreta dell'idea che funziona: il Manchester City di Pep Guardiola porta il pallone a un centrocampista, spesso Kevin De Bruyne, che riceve tra la linea di centrocampo e quella di difesa avversaria, fronte alla porta. Da lì il passaggio non è un cross ma un pallone infilato per un esterno o un terzino che arriva sul fondo, seguito da un pallone all'indietro a rimorchio, il cutback. Nota però che De Bruyne quel tocco lo fa spesso nel mezzospazio di destra, leggermente decentrato, e non in piena zona 14. Questo dice qualcosa su come è invecchiato il concetto.

Perché il limite onesto del termine è questo. La griglia è grossolana: una mappa da diciotto celle tratta come lo stesso evento un pallone ricevuto al limite della lunetta e uno ricevuto quindici metri più indietro. Ignora anche cosa fanno i difensori. La cella vale qualcosa solo se chi riceve ha tempo e il corpo orientato in avanti, e qualsiasi blocco basso moderno decente sta basso e compatto proprio per negare entrambe le cose, così la tasca si chiude appena arriva il pallone. Molte squadre oggi rispondono attaccando i mezzospazi, ed è per questo che tanta attività "da zona 14" in una partita moderna avviene in realtà nelle zone 13 e 15. E i numeri della ricerca originale erano conteggi di dove nascevano gli assist, non una misura controllata di cosa sarebbe successo se il pallone fosse andato altrove. La zona 14 ti dice dove tendevano a succedere le cose buone. Non ti dice come portarci il pallone contro una squadra che sa la stessa cosa.

Perché si chiama zona 14?

Per il sistema di numerazione usato dai ricercatori originali. Il campo viene tagliato in tre colonne nel senso della larghezza e in sei righe nel senso della lunghezza, per un totale di diciotto zone. Gli schemi non concordano su quanto sia larga la colonna centrale. Le zone si numerano dalla propria linea di fondo in su, da sinistra a destra: la prima riga contiene le zone da 1 a 3, la seconda da 4 a 6, e così via. La quinta riga, subito davanti all'area di rigore avversaria, contiene le zone 13, 14 e 15. La zona 14 è quella di mezzo. Le due ai lati corrispondono grosso modo ai mezzospazi offensivi, e l'ultima riga, dalla 16 alla 18, copre l'area di rigore.

Fonti e approfondimenti

  1. Zone 14 — Spielverlagerung (consultato il 18 Set 2026)
  2. What is "Zone 14" in football? — Football Performance Analysis (consultato il 18 Set 2026)
  3. The use of Zone 14, the key to winning football matches — Football Bloody Hell (consultato il 18 Set 2026)