Moduli e ruoli · Analisi

Falso nove e centravanti: chi lascia i centrali e chi resta su di loro

Il falso nove si abbassa a centrocampo, il centravanti resta alto sui difensori centrali. Tabella, schema, chi segna e cosa serve, con esempi italiani.

Due campi affiancati, entrambi con un 4-3-3. A sinistra il falso nove, la punta in rosso con una freccia che arretra verso il centrocampo. A destra il centravanti classico, in rosso con una freccia che attacca la profondità verso la porta.
Immagine: Touchline Notes

Il falso nove parte da centravanti e si abbassa a centrocampo: trascina fuori un difensore centrale, oppure li lascia entrambi senza nessuno da marcare. Il centravanti classico resta alto tra i centrali, li tiene occupati, attacca la profondità e segna lui la maggior parte dei gol.

Sulla distinta occupano lo stesso posto. Cambia la direzione: uno va incontro al pallone, l'altro se ne allontana, verso la porta. Da quella scelta dipendono chi marca chi e chi segna. Le pagine sul falso nove e sul centravanti raccontano ciascun ruolo; qui li mettiamo a confronto.

Falso nove Centravanti (prima punta)
Dove gioca Parte davanti, riceve tra la difesa e il centrocampo avversari Sull'ultima linea, tra i centrali o davanti a loro
Compito principale Collegare, creare superiorità a centrocampo, lanciare chi si inserisce Segnare, attaccare la profondità, fare da sponda
Effetto sui centrali Li mette davanti a un dilemma: seguirlo e lasciare un buco, o lasciarlo girare Li tiene occupati e spinge indietro la linea
Chi segna Esterni e centrocampisti che arrivano in area Soprattutto lui
Senza palla Riaggredisce e scherma i passaggi come ogni punta Comincia il pressing sui centrali
Moduli tipici Unica punta del 4-3-3 Unica punta del 4-3-3 o del 4-2-3-1, oppure una delle due nel 4-4-2 e nel 3-5-2
Esempi Totti nella Roma di Spalletti, Messi con Guardiola Luca Toni nell'Italia del 2006, Fernando Torres

Gli schemi numerati mostrano dove parte il 9 in ogni modulo: il 4-3-3 e il 4-2-3-1 ne hanno uno, il 4-4-2 e il 3-5-2 due. Il falso nove è quasi sempre l'unica punta: con un compagno davanti, i centrali hanno sempre qualcuno da marcare.

Che cosa fa ciascuno ai difensori centrali

Questo è il cuore della differenza. Il centravanti gioca contro i centrali. Sta sulla loro spalla, attacca lo spazio alle loro spalle e occupa le zone dell'area dove arrivano i cross. Treccani, in un articolo del 2023 sulle cronache calcistiche, nota che «il nove» è rimasto uno dei pochi numeri parlanti: indica il vero centravanti d'area. Ogni volta che minaccia la profondità, la linea deve scappare indietro di qualche metro, e lo spazio tra difesa e centrocampo si allarga per i compagni.

Il falso nove gioca lontano da loro. Alfredo Giacobbe, nel dizionario tattico dell'Ultimo Uomo, fissa il confine: il falso nove lascia libero fin dall'inizio lo spazio dei centrali, perché lo attacchino altri. Il centravanti moderno invece parte da quella posizione e poi si sposta. Lo stesso Treccani definisce il «falso nueve» un centravanti di nome ma non di fatto. Se un centrale lo segue, si apre un buco alle sue spalle. Se resta, il falso nove riceve libero nella zona 14, fronte alla porta.

Con la palla

Il lavoro del centravanti è concentrato vicino alla porta. Wikipedia, alla voce Attaccante, lo chiama prima punta o centravanti, il terminale offensivo che finalizza la manovra. Attacca la profondità o fa da sponda con triangolazioni per creare superiorità. È il riferimento verso cui gioca la squadra.

Il falso nove ha bisogno di doti da centrocampista in una posizione da attaccante: ricezione a mezzo giro, passaggio corto, visione per servire chi arriva da dietro. Per Wikipedia svia la marcatura dei difensori muovendosi lungo tutto il fronte offensivo. Andando incontro al pallone aggiunge un uomo a centrocampo e crea superiorità numerica. Il costo: al centro dell'attacco non c'è nessuno, finché qualcun altro non ci arriva.

Senza palla

Anche il falso nove pressa. Riaggredisce dopo la palla persa e scherma i passaggi verso il centrocampo avversario, come una punta normale. Wikipedia ricorda che ogni attaccante moderno deve contribuire alla copertura, arretrando per favorire il pressing. Il centravanti classico fa lo stesso lavoro, ma parte più alto e di solito va direttamente sul centrale che ha il pallone.

Chi segna, e di chi ha bisogno ciascuno

Con un centravanti, la palla va a lui in area. Le ali possono restare larghe e crossare, e i centrocampisti possono essere passatori e recuperatori più che goleador.

Con un falso nove, i gol devono arrivare da altri. Nella Roma di Luciano Spalletti, scrive l'Ultimo Uomo, Francesco Totti giocava da unica punta e Simone Perrotta riempiva lo spazio che lasciava. Al Bernabéu nel 2009, se un difensore usciva su Messi, il buco alle sue spalle veniva attaccato subito da un taglio di Henry o di Eto'o. Un falso nove ha quindi bisogno di esterni che segnano e di centrocampisti che arrivano in area, come un centrocampista box-to-box o una mezzala. Senza quelle corse, un falso nove è solo una squadra senza centravanti.

Gli esempi, con un occhio all'Italia

La partita di riferimento è Real Madrid-Barcellona del 2 maggio 2009. Guardiola invertì le posizioni di Samuel Eto'o e Lionel Messi, che riceveva tra le linee e poteva girarsi e puntare la difesa. Secondo l'Ultimo Uomo, nella difesa del Real c'era Fabio Cannavaro, che definì quella partita un incubo.

Per il pubblico italiano il falso nove ha la faccia di Totti. Non fu una rinuncia al gol: nella stagione 2006/07 segnò 26 reti in campionato, fu capocannoniere della Serie A e vinse la Scarpa d'oro.

Il caso di Dries Mertens mostra quanto sia sottile il confine. L'8 ottobre 2016 Arkadiusz Milik si ruppe il crociato con la Polonia, e Sky Sport racconta che Maurizio Sarri «si inventa Mertens falso nueve». Mertens chiuse la stagione con 34 gol in 46 partite, contro gli 11 della stagione precedente. L'Ultimo Uomo però non è d'accordo con l'etichetta. Per Giacobbe Mertens fu chiamato falso nove per errore, e diventò letale imparando i movimenti del nove vero.

Il confronto più doloroso per l'Italia è la finale dell'Europeo 2012, a Kiev il 1º luglio. La Spagna giocò con un 4-3-3 e con Cesc Fàbregas, un centrocampista di ruolo, nella posizione più avanzata. L'Italia di Cesare Prandelli aveva due punte, Mario Balotelli e Antonio Cassano. Finì 4-0 per la Spagna. Poi il contrasto: Fernando Torres, centravanti vero, entrò al 75' al posto di Fàbregas, segnò all'84' su assist di Xavi e servì a Juan Mata il quarto gol all'88'.

L'idea è più vecchia del nome. Ferenc Puskás descriveva così Nándor Hidegkuti, nell'Ungheria degli anni Cinquanta: libero per ricevere, capace di portare fuori posizione il centrale e di colpire con il filtrante o con la corsa nello spazio.

Come distinguerli in partita

Guarda la punta quando la sua squadra ha la palla nella propria metà campo. Se torna verso il cerchio di centrocampo e la chiede sui piedi, è un falso nove. Se resta sulla spalla dell'ultimo difensore, è un centravanti. Poi guarda i centrali avversari: contro un falso nove uno dei due continua a uscire o a cercare qualcuno da marcare; contro un centravanti tengono la linea. Infine guarda chi arriva in area quando la palla va sulla fascia. Se ci arrivano prima esterni e centrocampisti, il nove era falso.

Quando un allenatore sceglie l'uno o l'altro

Il falso nove è adatto a una squadra che tiene palla e ha esterni che segnano. Rende di più contro centrali che amano seguire l'uomo, perché ogni loro passo apre spazio alle spalle. Soffre contro un blocco basso compatto, che non lascia spazio in cui abbassarsi, e toglie il bersaglio per cross e palle lunghe.

Il centravanti classico è adatto a una squadra che vuole un riferimento: cross, lanci, ripartenze veloci. Contro una linea difensiva alta, una punta che attacca la profondità è la minaccia più diretta. Molte squadre hanno entrambi e scelgono in base all'avversario, oppure cambiano durante la partita, come fece la Spagna con Torres nel 2012.

Che differenza c'è tra falso nove e centravanti?

Il centravanti resta alto tra i difensori centrali, attacca la profondità e segna la maggior parte dei gol. Il falso nove parte dalla stessa posizione ma si abbassa a centrocampo per ricevere: i centrali devono scegliere se seguirlo o tenere la linea, mentre esterni e centrocampisti si inseriscono e segnano.

Il falso nove è un attaccante?

Sulla distinta sì: è il giocatore più avanzato e occupa la posizione del 9. In campo si comporta più da trequartista, ricevendo tra le linee e creando per gli altri. Quando la palla si perde, però, pressa come una punta.

Perché si gioca con il falso nove?

Per vincere il centrocampo e confondere i centrali avversari. Abbassandosi crea un uomo in più in mezzo al campo, e se un centrale lo segue si apre spazio per gli inserimenti di esterni e centrocampisti. Funziona meglio per squadre di possesso con esterni che segnano.

Mertens era un falso nove?

Dipende da chi lo racconta. Sky Sport scrisse che Sarri lo inventò falso nueve dopo l'infortunio di Milik. L'Ultimo Uomo sostiene invece che l'etichetta era sbagliata, perché Mertens diventò decisivo imparando i movimenti del centravanti vero.

Esplora questa posizione sulla lavagna tattica.

Fonti e approfondimenti

  1. Dizionario tattico: il falso nove — L'Ultimo Uomo
  2. Infortunio Milik: i sostituti del Napoli — Sky Sport
  3. Cronache di calcio — Treccani
  4. Attaccante (calcio) — Wikipedia
  5. UEFA Euro 2012 final — Wikipedia