Stili di gioco · Analisi
Calcio totale: lo stile olandese in cui ognuno poteva giocare ovunque
Il calcio totale olandese: chi esce di posizione è sostituito da un compagno. Michels e Cruijff, le finali con Inter e Juventus, il catenaccio e Sacchi.
Il calcio totale è lo stile di gioco in cui ogni calciatore che lascia la propria posizione viene subito sostituito da un compagno. Così la squadra conserva la sua disposizione tattica, mentre i giocatori al suo interno cambiano continuamente ruolo.
In olandese si chiama totaalvoetbal. È legato all'Ajax e alla nazionale olandese dei primi anni Settanta, a Rinus Michels in panchina e a Johan Cruijff (spesso scritto Cruyff) in campo. Non è un modulo: sulla carta l'Ajax giocava con il 4-3-3. A renderlo «totale» erano il movimento dentro quel modulo, il pressing senza palla e l'idea che un difensore potesse attaccare e un attaccante difendere.
Come se ne parla in Italia
In italiano si dice quasi sempre «calcio totale», spesso con l'aggiunta «olandese», oppure si usa direttamente totaalvoetbal. La nazionale del 1974 è per tutti l'Arancia Meccanica: con questo titolo Federico Buffa e Federico Ferri le hanno dedicato una puntata di Storie Mondiali su Sky.
Per un lettore italiano il calcio totale ha un significato in più: è stato l'opposto del catenaccio. Il catenaccio di Nereo Rocco e Helenio Herrera si fondava sulla marcatura a uomo, sul libero alle spalle dei difensori e sul principio «primo: non prenderle». Gli olandesi facevano il contrario: niente marcatore fisso, difesa che sale, pressing alto. Non è un caso che Arrigo Sacchi abbia intitolato la sua autobiografia proprio Calcio totale (Mondadori, 2015).
Da dove viene
Il calcio totale non nasce dal nulla. Wikipedia in italiano ne vede una forma primitiva nell'Austria degli anni Trenta e altri anticipatori nell'Honvéd e nella Squadra d'oro ungherese degli anni Cinquanta. Le fondamenta all'Ajax le pose l'inglese Jack Reynolds, allenatore dei Lancieri dal 1915 al 1925 e poi dal 1945 al 1947. Uno dei suoi giocatori era proprio Michels.
Michels diventò allenatore dell'Ajax nel 1965 e diede al totaalvoetbal la forma che conosciamo oggi. A far conoscere lo stile in tutta Europa fu però prima il Feyenoord di Ernst Happel, campione d'Europa nel 1970. Quando Michels passò al Barcellona, nell'estate del 1971, il romeno Ștefan Kovács portò avanti il progetto ad Amsterdam con lo stesso gruppo.
L'Ajax contro l'Italia: le finali del 1972 e del 1973
Il calcio totale ha battuto due volte una squadra italiana in una finale di Coppa dei Campioni.
Il 31 maggio 1972, a Rotterdam, l'Ajax di Kovács affrontò l'Inter di Giovanni Invernizzi. Gli olandesi tennero più a lungo il pallone e furono più pericolosi. Cruijff segnò entrambi i gol del 2-0: il primo dopo un'incomprensione tra Ivano Bordon e Gabriele Oriali, il secondo di testa su azione d'angolo. Secondo Wikipedia diversi giornalisti decretarono la fine del catenaccio proprio dopo quella finale e dopo la finale dei Mondiali del 1970.
Il 30 maggio 1973, a Belgrado, toccò alla Juventus di Čestmír Vycpálek, alla sua prima finale. La stampa considerava l'Ajax la squadra più forte del mondo. Dopo cinque minuti Johnny Rep anticipò Silvio Longobucco e superò Dino Zoff di testa. Nella ripresa gli olandesi, stanchi, ricorsero molto alla trappola del fuorigioco per contenere i bianconeri. Finì 1-0: terza Coppa dei Campioni di fila per l'Ajax, quarta consecutiva per una squadra olandese.
L'Olanda del 1974
Michels portò l'idea in nazionale per i Mondiali del 1974 in Germania, con un gruppo diviso tra giocatori dell'Ajax e del Feyenoord. In porta mise Jan Jongbloed, trentaquattrenne e non professionista. L'Olanda batté tra le altre l'Argentina 4-0 e il Brasile 2-0. In finale passò in vantaggio su rigore prima ancora che i tedeschi toccassero il pallone. Poi Berti Vogts limitò Cruijff, Beckenbauer, Hoeneß e Overath presero il centrocampo e la Germania Ovest vinse 2-1.
Da quella sconfitta, e da quella del 1978, nasce l'idea di un calcio «bello ma perdente». Wikipedia la ridimensiona: l'Ajax di quegli anni vinse campionati, coppe nazionali e tre Coppe dei Campioni.
Come funzionava in campo
Tre meccanismi tenevano in piedi il sistema.
- Rotazioni: chi usciva dalla posizione veniva coperto. Un terzino si sovrapponeva perché un centrocampista scalava al suo posto. Un difensore centrale portava palla perché qualcuno restava dietro. Cruijff, schierato da centravanti, girava per tutto il campo cercando la zona più pericolosa, e i compagni si adattavano.
- Pressing: senza palla la squadra saliva e andava a riprendersi il pallone in alto. UEFA parla di «pressing asfissiante». Il concetto anticipa di decenni il gegenpressing e i trigger del pressing.
- Linea alta e fuorigioco: la difesa saliva insieme per accorciare il campo. Wikipedia indica il calcio totale come il primo stile ad applicare sistematicamente pressing e tattica del fuorigioco.
Servivano tecnica per giocare in più zone, fiato per non fermarsi mai e intelligenza per capire chi doveva coprire chi. Per questo un centrocampista box-to-box come Johan Neeskens era decisivo nelle rotazioni.
Gli eredi italiani: dal gioco corto a Sacchi
In Italia l'idea entrò a piccoli passi. A metà degli anni Sessanta Heriberto Herrera chiedeva alla Juventus il movimiento, cioè la partecipazione di tutti e undici alla manovra. Nei primi anni Settanta Corrado Viciani applicò il suo «gioco corto» alla Ternana e poi al Palermo: possesso, pressing alto, passaggi corti e sovrapposizioni. La Gazzetta definì quella Ternana una «piccola Ajax». Seguirono il Napoli di Luís Vinício con la zona, il Torino di Luigi Radice con il pressing e il Vicenza di Giovan Battista Fabbri. Nei primi anni Ottanta Nils Liedholm adottò con sistematicità la zona alla Roma.
L'erede più famoso è Arrigo Sacchi. Al Milan, dal 1987 al 1991, usò un 4-4-2 ispirato in parte all'Olanda di Michels, che ammirava fin da ragazzo: difesa in linea, trappola del fuorigioco, pressing a tutto campo. Ultimo Uomo ricorda che la sua linea difensiva stava in media più di dieci metri più alta del resto del calcio italiano e che la squadra restava corta e stretta. Era la rottura con la zona mista, cioè marcatura a uomo più libero.
Eredità e critiche
Cruijff portò queste idee al Barcellona, da giocatore e poi da allenatore. Wikipedia in italiano legge il tiki-taka come un'evoluzione del calcio totale: meno movimento dei giocatori, più movimento del pallone. Anche il falso nove e il terzino invertito partono dallo stesso principio: la posizione è un punto di partenza, non una casa.
Il limite è il rischio. Una linea alta battuta da un solo passaggio lascia metri di campo alle spalle. Se un giocatore legge male una rotazione, si apre un buco. La finale del 1974 ha mostrato anche quanto pesi un marcatore disciplinato sul leader della squadra.
Come riconoscerlo in una partita
Guarda se la forma della squadra resta la stessa mentre cambiano i nomi al suo interno. Se un centrale avanza palla al piede e un centrocampista prende il suo posto, o se terzino e ala si scambiano il ruolo più volte in pochi minuti, è lo stesso principio. Poi osserva la squadra senza palla: il calcio totale va sempre insieme a linea alta e pressing aggressivo. Per ripassare i nomi dei ruoli che si scambiano, c'è la nostra guida ai ruoli del calcio.
La linea alta del calcio totale si basava su una trappola del fuorigioco ben allenata: tutta la difesa saliva insieme per accorciare lo spazio.
Che cos'è il calcio totale in parole semplici?
È uno stile in cui ogni giocatore di movimento può prendere il ruolo di un compagno. Quando uno esce dalla sua posizione, un altro la occupa. Così la squadra mantiene la forma anche se i giocatori si muovono liberamente.
Chi ha inventato il calcio totale?
Il padre riconosciuto è Rinus Michels, allenatore dell'Ajax dal 1965 e dell'Olanda ai Mondiali del 1974, con Johan Cruijff come leader in campo. Le radici sono più antiche: Jack Reynolds all'Ajax, l'Austria degli anni Trenta e l'Ungheria degli anni Cinquanta.
Che differenza c'è tra calcio totale e catenaccio?
Il catenaccio difende basso, con marcature a uomo e un libero alle spalle, e riparte in contropiede. Il calcio totale difende in avanti, con linea alta, fuorigioco e pressing, e chiede a tutti di attaccare e difendere. Le finali di Coppa dei Campioni del 1972 e del 1973, vinte dall'Ajax su Inter e Juventus, sono il simbolo di questo scontro.
Il Milan di Sacchi giocava il calcio totale?
Non lo copiava, ma ne prendeva i principi. Sacchi ammirava l'Olanda di Michels e ne riprese la difesa in linea, il fuorigioco e il pressing, dentro un 4-4-2 con la zona. Per questo è considerato l'erede italiano più importante di quell'idea.
Fonti e approfondimenti
- Calcio totale — Wikipedia
- Finale della Coppa dei Campioni 1972-1973 — Wikipedia
- Le migliori squadre di sempre: Ajax 1971–73 — UEFA
- Come Sacchi ha cambiato il calcio — Ultimo Uomo
- Catenaccio (calcio) — Wikipedia