Moduli e ruoli · Analisi

Terzino invertito: il terzino che entra in mezzo al campo

Il terzino invertito, o falso terzino, si accentra accanto al mediano quando la squadra ha palla. Perché si usa, chi tiene l'ampiezza e quali rischi comporta.

Un terzino del 4-3-3 entra al centro accanto al mediano lungo la freccia.
Immagine: Touchline Notes

Il terzino invertito è un terzino che, quando la sua squadra ha la palla, lascia la fascia e si sposta al centro, accanto al mediano. Senza palla difende come un normale terzino di una linea a quattro. Con la palla diventa un centrocampista in più, e tutta la forma della squadra cambia attorno a lui.

In italiano il ruolo ha più nomi, e non sono del tutto equivalenti. L'Ultimo Uomo, raccontando João Cancelo al Manchester City nel 2021, parlava di «falso terzino» e di «terzino che si accentra». «Terzino invertito» è invece l'etichetta usata dalle guide tattiche più recenti, ricalcata sull'inglese inverted full-back. Qui c'è un'ambiguità tutta italiana: da noi si parla da anni di terzini «a piede invertito», cioè un mancino schierato a destra o un destro a sinistra. Un articolo di Alleniamo del 2017 li trattava proprio così. In questa pagina invertito indica il movimento verso il centro, non il piede. Le due cose spesso vanno insieme, perché un terzino a piede invertito riceve già orientato verso l'interno, ma non coincidono.

Le origini del terzino invertito

Il ruolo è legato soprattutto a Pep Guardiola. Al Bayern Monaco, dal 2013, Philipp Lahm e David Alaba entravano in mezzo dal ruolo di terzino. Al City lo hanno svolto Oleksandr Zinchenko, partendo da terzino sinistro, e Cancelo, che si accentrava sia da destra sia da sinistra. In Italia, l'articolo di Alleniamo cita, tra gli altri, gli esterni bassi di Frank de Boer all'Inter e quelli di Luciano Spalletti alla Roma come esempi di terzini che venivano dentro il campo.

Perché un terzino va al centro

Il primo motivo è avere più uomini al centro. Un terzino largo durante la costruzione dal basso è facile da pressare: la linea laterale gli toglie metà delle soluzioni. Spostato dentro, diventa un centrocampista aggiunto e crea superiorità numerica in mezzo. L'esterno avversario deve scegliere se seguirlo o restare fuori. Se lo segue, si libera il passaggio dal centrale all'ala, che riceve con un solo uomo da battere. Se resta fuori, la squadra ha un uomo libero al centro.

Il secondo motivo è quello che succede quando si perde palla. Una squadra con entrambi i terzini in sovrapposizione ha dietro la palla i due centrali e forse un mediano. Una squadra con un terzino invertito ha un blocco di cinque giocatori al centro, tre dietro e due davanti, proprio dove passano i contropiedi. È una difesa preventiva già costruita dentro la struttura, e mette uomini vicini al pallone per il gegenpressing.

L'effetto a catena e i rischi

L'effetto a catena riguarda le ali. Senza un terzino che si sovrappone, l'ala deve tenere l'ampiezza da sola e saltare l'uomo nell'uno contro uno. La forma d'attacco diventa un 3-2-5: cinque giocatori sulla linea offensiva, uno per corridoio compresi i due mezzi spazi, e il terzino invertito tra i due o tre alle loro spalle. Partendo da un 4-3-3 è un cambiamento enorme, ed è l'esempio più chiaro di una difesa a quattro che in possesso diventa una difesa a tre.

Al giocatore si chiede una cosa rara. Deve difendere sulla fascia contro un'ala, poi ricevere in mezzo al campo con avversari da ogni lato, che è un mestiere da centrocampista. Lahm aveva già giocato a centrocampo, altri sono stati riconvertiti. Il rischio è lo spazio che lascia. Se la palla viene persa e il primo passaggio avversario va subito sulla fascia che ha abbandonato, il centrale più vicino deve uscire largo e tutta la linea scivola. Per questo molti allenatori invertono un solo terzino e tengono l'altro più bloccato.

Come riconoscerlo in partita

Per riconoscerlo in televisione, guarda dove si trova il terzino quando il portiere o i centrali hanno palla. Se lo vedi a pochi metri dal mediano, dentro il campo, mentre l'ala del suo lato resta larga e alta, stai guardando un terzino invertito. Il segnale di conferma arriva dopo la palla persa: il centrale del suo lato che scivola verso la fascia.

Il terzino invertito è una delle versioni di un ruolo più ampio. La guida al terzino spiega le altre: il terzino bloccato che resta dietro e quello di spinta che si sovrappone all'ala.

Terzino invertito e terzino a piede invertito sono la stessa cosa?

No. Il terzino a piede invertito gioca sul lato opposto al suo piede forte, per esempio un mancino a destra, e può anche restare largo per tutta la partita. Il terzino invertito è definito dal movimento: con la palla lascia la fascia e va al centro. Un giocatore può essere entrambe le cose, ma una non implica l'altra.

Che differenza c'è tra terzino invertito e quinto?

Si muovono in direzioni opposte. Il quinto, in un 3-5-2, dà ampiezza correndo su tutta la corsia. Il terzino invertito parte in una difesa a quattro e lascia la corsia all'ala per entrare al centro. Entrambi cambiano la forma della squadra in possesso, ma uno aggiunge un uomo fuori e l'altro uno dentro.

Chi ha reso famoso il terzino invertito?

Il terzino invertito è legato soprattutto a Pep Guardiola. Al Bayern Monaco, dal 2013, Philipp Lahm e David Alaba entravano in mezzo dal ruolo di terzino. Al Manchester City lo hanno fatto Oleksandr Zinchenko da sinistra e João Cancelo da entrambi i lati. In Italia l'articolo di Alleniamo cita gli esterni bassi di de Boer all'Inter e di Spalletti alla Roma.

Perché un allenatore usa il terzino invertito?

Per due motivi. In costruzione, un terzino che entra al centro diventa un centrocampista in più e crea superiorità numerica in mezzo, mettendo l'esterno avversario davanti a una scelta. Quando si perde palla, la squadra ha già un blocco di cinque giocatori al centro, tre dietro e due davanti: una difesa preventiva costruita dentro la struttura.

Esplora questa posizione sulla lavagna tattica.

Fonti e approfondimenti

  1. Inverted full-backs: football tactics explained — The Coaches' Voice
  2. The tactical evolution of Pep Guardiola's Manchester City — The Coaches' Voice