Stili di gioco · Analisi

Gioco di posizione: come si crea superiorità con la struttura

Il gioco di posizione: superiorità numerica, qualitativa e posizionale, l'uomo libero, i cinque corridoi, da Cruyff a Guardiola e il dibattito italiano.

Illustrazione di un campo visto dall'alto, diviso da linee tratteggiate in corridoi e fasce; giocatori senza volto distribuiti nelle zone, con quelli in rosso che ricevono tra gli avversari nei mezzi spazi.
Immagine: Touchline Notes

Il gioco di posizione è un modo di attaccare in cui i giocatori occupano zone prestabilite del campo per creare superiorità sull'avversario. Il pallone circola per trovare l'uomo libero, cioè il compagno senza marcatura che può ricevere e girarsi.

Non è un modulo, ma un insieme di principi su dove stare in campo. In Spagna si chiama juego de posición, in Germania Positionsspiel. Pep Guardiola ne è l'interprete più famoso, ma le radici passano per Johan Cruyff, Louis van Gaal e l'Ajax di Rinus Michels.

Come se ne parla in Italia

In italiano l'espressione è un calco diretto dello spagnolo. Ultimo Uomo l'ha inserita nel suo «Dizionario tattico» con un articolo di Emiliano Battazzi del febbraio 2018. Il punto di partenza è una precisazione cara a Guardiola: si chiama gioco di posición, non di posesión. La posizione viene prima del possesso.

Attorno alla parola gira un piccolo vocabolario: «uomo libero» (lo spagnolo hombre libre), «corridoi», «mezzi spazi», «uscita dal basso», «superiorità posizionale». Juanma Lillo, uno dei teorici del modello, propone un'altra formula, juego de ubicación. In Italia però si è imposto «gioco di posizione», spesso abbreviato in JdP nelle analisi.

Il dibattito più acceso degli ultimi anni oppone «posizione» e «relazione». Su Ultimo Uomo Antonio Gagliardi, nel marzo 2023, si è chiesto se l'era del gioco di posizione stia finendo. Ne parliamo più sotto.

L'idea centrale: la superiorità

Tutto parte da una domanda: in quale zona del campo siamo in vantaggio adesso? Battazzi descrive tre tipi di superiorità.

  • Numerica: più giocatori dell'avversario in una zona, per esempio tre contro due in costruzione. È la classica superiorità numerica.
  • Qualitativa: mettere il giocatore più forte contro un avversario più debole, spesso isolando l'ala nell'uno contro uno con il terzino.
  • Posizionale: liberare uomini tra le linee e aprire più linee di passaggio. Chi riceve alle spalle di un reparto non può essere pressato senza che si apra un buco.

La squadra sposta il pallone verso la superiorità che esiste in quel momento. Lo scopo non è far girare la palla, ma muovere l'avversario.

L'uomo libero e il terzo uomo

Il concetto chiave è l'uomo libero: un compagno senza marcatura, con spazio e tempo per ricevere. Meglio ancora se si trova alle spalle di una linea avversaria. Per trovarlo si attira la pressione con passaggi corti in una zona, poi si scarica dall'altra parte. Per questo il terzo uomo e i passaggi che tagliano le linee sono al centro del sistema: sono le giocate che raggiungono l'uomo libero dietro la prima pressione.

Le regole della griglia

Le squadre di Guardiola si allenano su un campo diviso da linee verticali e orizzontali. Ultimo Uomo riassume due regole semplici:

  • non più di due giocatori nello stesso corridoio verticale;
  • non più di tre sulla stessa linea orizzontale.

I corridoi sono cinque: due fasce laterali, due mezzi spazi e la zona centrale. Battazzi indica i mezzi spazi come le zone più importanti, perché la divisione decisiva è quella verticale. Disponendo i giocatori su altezze e corridoi diversi, la squadra crea triangoli e rombi. Nessuno copre la linea di passaggio di un compagno.

Da dove viene

Battazzi ricostruisce una lunga genealogia. Si parte dal passing game scozzese e da Jack Reynolds, allenatore inglese che guidò l'Ajax per oltre trent'anni, a più riprese, tra il 1915 e il 1947. Poi viene Rinus Michels con il calcio totale, quindi Cruyff, che ne diventa il predicatore da allenatore del Barcellona. Van Gaal lo porta avanti all'Ajax, Lillo lo teorizza, Guardiola lo porta ai massimi livelli. Il legame con il calcio totale è diretto: in entrambi i ruoli sono funzioni dentro una struttura, non posti fissi per un nome.

Nel lessico entra anche la «salida lavolpiana», dal tecnico Ricardo La Volpe: un'uscita dal basso pensata per trovare l'uomo libero e la superiorità posizionale già nella propria metà campo. In pratica il mediano scende tra i due centrali, che si allargano mentre i terzini salgono, e la squadra imposta in tre contro la prima linea di pressione. È una delle basi della costruzione dal basso.

Il gioco di posizione in Serie A

L'Italia del catenaccio è arrivata tardi, ma è arrivata. Nel luglio 2016 Martí Perarnau, su Ultimo Uomo, ha letto l'Italia di Antonio Conte all'Europeo come un gioco di posizione: giocatori su altezze diverse e ricerca dell'uomo libero, con poche idee eseguite molto bene. Battazzi riconosce caratteristiche simili nel calcio di Maurizio Sarri, nell'occupazione degli spazi e nel sovraccarico di una fascia. E cita Roberto De Zerbi a Foggia e Benevento come prova che il modello funziona anche senza grandi budget.

L'esempio opposto è Emiliano Mondonico all'Atalanta, che respingeva l'idea con una battuta: «non siamo il Barcellona». Gagliardi, che faceva parte della spedizione azzurra campione d'Europa nel 2021, aggiunge un altro caso. In un'intervista del dicembre 2024 a Ultimo Uomo racconta che quell'Italia di Roberto Mancini ha giocato tutto l'Europeo disposta con un 3-2-5 in possesso. E ricorda il video di Guardiola mostrato a Coverciano: è la palla che va alla posizione, non il contrario.

Come si vede in campo

Gli strumenti sono sempre gli stessi, anche se le squadre li combinano in modo diverso:

  • Ampiezza dalle ali, ferme vicino alla linea laterale per allargare la difesa e aprire i mezzi spazi.
  • Terzini dentro il campo, come il terzino invertito, per aggiungere un uomo a centrocampo e proteggersi dalle ripartenze.
  • Un falso nove o una mezzala nel mezzo spazio, per creare superiorità posizionale tra le linee.
  • Una difesa preventiva ordinata, perché quando si perde palla i giocatori sono già in zone pianificate.

Battazzi spiega così i famosi quindici passaggi di Guardiola. Non sono tempo perso: ordinano la propria squadra, disordinano l'avversario e preparano la riaggressione immediata dopo la perdita.

Gioco di posizione e tiki-taka

Si confondono spesso, ma non sono la stessa cosa. Battazzi è netto: il gioco di posizione non è il tiqui-taca, parola che negli anni ha preso un senso quasi spregiativo. Il tiki-taka indica la superficie visibile, cioè tanti passaggi corti e un possesso lungo, a volte solo per non concedere il pallone. Il gioco di posizione è la struttura sotto: dove stare per creare un vantaggio. Lillo lo dice in modo semplice: non passare la palla in orizzontale se non genera nulla.

Pregi e critiche

Il pregio principale è il controllo. Ogni giocatore sa dove stare, quindi la squadra tiene palla sotto pressione, attacca con un piano e la riconquista in fretta. Anche i nuovi arrivati si inseriscono più facilmente, perché le zone restano le stesse quando cambiano i nomi.

La critica più forte arriva proprio dall'Italia. Secondo Gagliardi l'aumento del pressing alto e aggressivo, spesso uomo contro uomo, è uno dei principali ostacoli al gioco di posizione. Contro chi ti segue in tutto il campo, stare fermi in una zona serve meno. Da qui il successo dei modelli «relazionali», in cui i giocatori si muovono verso il pallone e verso i compagni invece di tenere la posizione. Gagliardi cita Luciano Spalletti: gli spazi non sono più tra le linee, ma tra gli uomini.

Come riconoscerlo in una partita

Guarda la squadra in possesso con l'inquadratura larga. Se le ali restano larghe, nessuno sta nello stesso corridoio di un compagno davanti a sé e il pallone gira con pazienza finché qualcuno riceve tra le linee fronte alla porta, è gioco di posizione. Poi guarda la prima costruzione: un mediano o un terzino che forma una difesa a tre o un quadrato davanti alla difesa è un altro segnale. Per i ruoli coinvolti c'è la nostra guida ai ruoli del calcio.

Che cos'è il gioco di posizione nel calcio?

È un modo di attaccare in cui i giocatori occupano zone prestabilite per creare superiorità numerica, qualitativa e posizionale. Poi il pallone arriva all'uomo libero, il compagno senza marcatura che può sfruttarla.

Quali sono le regole del gioco di posizione?

Le più citate sono: non più di due giocatori nello stesso corridoio verticale e non più di tre sulla stessa linea orizzontale. Il campo è diviso in cinque corridoi. Queste regole creano triangoli e linee di passaggio in diagonale.

Chi ha inventato il gioco di posizione?

Nessuno da solo. I principi vengono dall'Ajax di Michels e dal Barcellona di Cruyff, con i contributi di Van Gaal, Lillo e Guardiola. Guardiola ne è il più grande interprete moderno.

Che differenza c'è tra gioco di posizione e tiki-taka?

Il tiki-taka è lo stile visibile fatto di passaggi corti e possesso lungo. Il gioco di posizione è la struttura che sta dietro: dove posizionarsi per creare superiorità. Una squadra di posizione può anche verticalizzare subito, se il vantaggio è lì.

Il gioco di posizione è superato?

Non del tutto, ma è sotto pressione. Il pressing alto uomo contro uomo lo rende meno efficace e molti allenatori cercano modelli più fluidi e relazionali. I suoi principi, come l'ampiezza e la ricerca dell'uomo libero, restano però alla base del calcio moderno.

Prova il 4-3-3 sulla lavagna tattica.

Fonti e approfondimenti

  1. Il gioco di posizione — Ultimo Uomo
  2. Sta finendo l'era del Gioco di posizione? — Ultimo Uomo
  3. Posizione o relazione? — Ultimo Uomo
  4. Ricardo La Volpe — Wikipedia
  5. L'Italia di Conte senza stereotipi — Ultimo Uomo